Finalmente sembra arrivare anche in Italia l’eco della battaglia condotta dalla sinistra anticapitalista catalana per l’indipendenza del proprio paese (e per il socialismo). La sospetta disattenzione con la quale i mezzi di comunicazione del belpaese hanno trattato il tema è stata rimpiazzata dalla riflessione sviluppata da alcuni collettivi comunisti e realtà di movimento, caratterizzati dalla costante attenzione per la prospettiva internazionale.

Il centro sociale Corto Circuito, la Rete dei Comunisti, Noi Restiamo, i collettivi Genova City Strike, Militant, CUMA,  e Zenti Arrubia hanno ospitato una delegazione della Candidatura d’Unitat Popular (CUP) e del Sindicat d’Estudiants dels Països Catalans (SEPC) che hanno potuto far sentire la propria voce senza filtri giornalistici o politici più o meno interessati. Alla pagina web della rivista Contropiano  (http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/06/30/catalogna-indipendente-ora-intervista-iranzo-vehi-093460) si trova un’intervista della redazione di Radio Città Aperta a Mireia Vehí (deputata della CUP al Parlamento catalano) mentre alla pagina di Genova City Strike (http://www.citystrike.org/2017/06/20/il-processo-indipendentista-in-catalunya/) si può leggere l’intervento di Icar Aranzo (rappresentante degli studenti) realizzato il 20 giugno a Genova.

I due contributi offrono da un lato una riflessione critica riguardo alla transizione dal fascismo di Franco alla nuova democrazia spagnola, un processo di cambiamento del quale sottolineano l’aspetto conservatore, privo di un momento di rottura col vecchio regime; dall’altro permettono di inserire nel giusto contesto storico la rivendicazione indipendentista. Un punto di vista fondamentale per l’analisi della situazione attuale in Catalunya che finora non aveva trovato né l’attenzione né la solidarietà della sinistra italiana.

Altrettanto interessante risulta il punto di vista delle realtà italiane che hanno ospitato i rappresentanti della CUP e del SEPC: il referendum per l’indipendenza viene giudicato come “uno strumento di rottura popolare nei confronti dei diktat delle classi dominanti statali ed europee”. Il manifesto comune Catalunya ara! sottolinea che “negli utlimi anni tutti i referendum popolari in Europa si sono trasformati in un voto contro le classi dominanti” e si sono caratterizzati per la “determinazione delle classi popolari e dei settori giovanili, i soggetti più colpiti dall’austerità imposta dall’Unione Europea”.

Così le caratteristiche del movimento e il peso specifico della sinistra anticapitalista al suo interno, consentono di vedere nell’indipendenza di Catalunya una possibilità per la messa in discussione del modello di governabilità europeo, che si trova improvvisamente davanti ad un ingranaggio che minaccia di incepparsi e non rispondere ai comandi. Nel contesto catalano (ed europeo) il referendum rappresenta una possibilità per restituire la parola al popolo, ai cittadini ed ai lavoratori, espropriati della propria sovranità non solo dai rispettivi governi ma anche dalle decisioni delle istituzioni europee, che negli ultimi anni hanno più volte ricattato e scavalcato i parlamenti nazionali. La frattura tra gli organismi di potere europei e i popoli del continente è emersa più volte nell’incapacità dei primi di ascoltare e raccogliere la volontà dei secondi: viene alla mente il chiaro pronunciamento del popolo greco (rimasto disatteso) che ha rifiutato il diktat europeo; il rifiuto dell’elettorato italiano al referendum voluto da Renzi; e persino il brexit che in parte è frutto dell’insofferenza di larghi strati impoveriti e sempre più diffidenti nei confronti della prospettiva europea. Il rifiuto del governo spagnolo alla celebrazione di un referendum di autodeterminazione ricorda l’incapacità dei settori dominanti europei di ascoltare la volontà popolare, con l’aggravante che i ministri del PP, appoggiati dal PSOE, minacciano di non consentirne neppure l’espressione, vietando direttamente l’organizzazione della consulta.

Per tutto ciò è più che mai necessario ed opportuno ascoltare e sostenere la sinistra anticapitalista catalana e l’insieme del movimento per l’indipendenza impegnati in una lotta che prima di tutto rivendica il principio democratico nell’europa dell’austerità liberale e del capitale sempre più impermeabile alle rivendicazioni popolari.

 

 

 

 

 

 

 

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