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Mese

aprile 2017

Il sostegno dei partiti comunisti all’autodeterminazione di Catalunya.

Dal 23 al 25 marzo scorso si è svolto a Città del Messico il XXI Seminario Internazionale, animato da un centinaio di partiti comunisti riuniti attorno al tema Los partidos y una nueva sociedad. All’ordine del giorno l’offensiva contro i progetti alternativi al neoliberismo, la vittoria elettorale di Trump e le sue conseguenze sul continente americano, le elezioni in Equador e più in generale la congiuntura internazionale. Per quel che riguarda l’Europa, la riflessione ha interessato tra l’altro anche la situazione di Catalunya: i deputati Gabriela Serra (Candidatura d’Unitat Popular) e Josep Nuet (Esquerra Unida) hanno sottoposto alla nutrita platea il tema del diritto all’autodeterminazione.

Oltre che mossi dalla propria appartenenza politica, i due rappresentanti catalani sono intervenuti al Seminario per ottenere la solidarietà dei partiti affini e allargare il consenso attorno alla propria proposta: un referendum di autodeterminazione, da anni reclamato a gran voce dalla società civile e politica catalana. Il 9 novembre del 2014 infatti, circa 2.300.000 elettori (poco meno dei partecipanti alle elezioni europee del maggio precedente) hanno espresso la loro opinione in una consulta non vincolante: l’80% a favore dell’indipendenza. Mentre alle elezioni del settembre 2015 i partiti indipendentisti hanno raggiunto la maggioranza relativa nel Parlamento catalano e hanno messo all’ordine del giorno l’organizzazione del referendum di autodeterminazione.

Lo schieramento che reclama la consulta vincolante è ampiamente trasversale e maggioritario nella società catalana: dal partito di centro Partit Demòcrata Català alla sinistra di Esquerra Republicana; dall’area raccolta attorno al sindaco di Barcelona, Ada Colau (e il suo movimento affine a Podemos) fino alla sinistra radicale rappresentata dalla Candidatura d’Unitat Popular. Le forze politiche spagnole però sono compatte nel rifiutare il referendum: per il PP e il Psoe, una volta di più a braccetto, i catalani non possono decidere sull’indipendenza, domanda politica alla quale il governo ha scelto di rispondere con i tribunali, denunciando tra gli altri il presidente del Parlamento catalano Carme Forcadell e l’ex-presidente della Generalitat Artur Mas. A questa logica risponde anche la recente impugnazione del bilancio della Generalitat, che il governo di Madrid ha denunciato al Tribunale costituzionale in quanto dotato di una partita per lo svolgimento di consulte elettorali.

Ciononostante la Generalitat de Catalunya continua i preparativi per un referendum vincolante che dovrebbe celebrarsi a settembre e cerca il sostegno della comunità internazionale. In questa prospettiva i deputati Gabriela Serra e Josep Nuet hanno ottenuto a Città del Messico un’importante presa di posizione del movimento comunista, condivisa sia dalle più significative realtà sudamericane, quali il partito comunista cubano, il partito socialista venezuelano, il PT brasiliano, che da storiche organizzazioni di popoli senza stato quali i baschi di Sortu e i palestinesi del FDLP e dell’OLP, oltre a diversi partiti comunisti europei. Il lungo elenco dei firmatari è riprodotto integralmente dopo la risoluzione, tra l’altro approvata all’unanimità.

 

Risoluzione a sostegno della lotta del popolo catalano per il diritto all’autodeterminazione.

I partiti e le organizzazioni presenti nel XXI Seminario Internazionale affermano il diritto universale e inalienabile dei popoli all’autodeterminazione, ossia a decidere democraticamente, attraverso una libera scelta, la cornice politica di convivenza.

In questo senso affermiamo la nostra solidarietà con la volontà, ampiamente maggioritaria nel popolo di Catalunya, di decidere la propria cornice istituzionale mediante il voto in un referendum vincolante.

Mostriamo inoltre la nostra preoccupazione per il costante diniego opposto al dialogo democratico dal governo di Spagna e per la sua offensiva giudiziaria contro qualsiasi iniziativa politica sviluppata dalla maggioranza sociale e politica catalana diretta alla convocazione e realizzazione del referendum.

Contemporaneamente manifestiamo il nostro appoggio alle costanti e pacifiche mobilitazioni di massa della società civile catalana, invitandola a non diminuire gli sforzi per l’esercizio del proprio diritto all’autodeterminazione.

Oggi più che mai l’Europa ed i suoi popoli, così come i popoli del resto del mondo, meritano esercitare la democrazia e il potere costituente che, come soggetti attivi della trasformazione, gli appartengono di diritto, al fine di costruire società sovrane più libere e più giuste.

Mexico D.F. 25 marzo 2017

La Izquierda (Alemania), Partido Comunista Alemán, Movimento Evita de Argentina, Movimiento Libre del Sur (Argentina), Partido Comunista de Argentina, Partido Obrero Revolucionario de Argentina, Patria Socialista Multinacional-Movimiento Guevarista (PSM-MG) de Bolivia,  Partido Comunista de los Trabajadores de Bosnia y Herzegovina, Partido Patria Libre de Brasil, Corriente Comunista L.C.P. de Brasil, PC do Brasil, Partido dos Trabalhadores Brasil, Partido Comunista (M-L) de Canadá, Partido Comunista de Canadá, Partido Comunista de Chile, Partido Comunista de China,  Partido Comunista de Colombia, Presentes por el Socialismo de Colombia, Partido del Trabajo de Corea, Partido Movimiento Patriótico Manuel Rodríguez de Chile, Partido Comunista de Cuba, Fuerza de la Revolución de República Dominicana, Movimiento Independencia Unidad y Cambio (MIUCA) de República Dominicana, Partido Alianza por la Democracia de República Dominicana, Partido de los Trabajadores Dominicanos, Movimiento Izquierda Unida M.I.U. de República Dominicana, Revista Nuevo Amanecer de República Dominicana, Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional de El Salvador, Movimiento Bolivariano Alfarista de Ecuador, Movimiento de   Unidad Plurinacional Pachacutik de Ecuador, Movimiento Popular Democrático de Ecuador, Partido Socialista Frente Amplio De Ecuador, Partido Comunista de la
Federación Rusa, Partido Comunista Patria Roja de Perú, Unidad Revolucionaria Nacional Guatemalteca (URNG), Alianza Nueva Nación de Guatemala, Partido Unificación Democrática de Honduras, Partido Popular Revolucionario de Lao, Comités Revolucionarios de Libia, Congreso General del Pueblo de Libia, Mathaba Mundial de Libia, Partido Popular Socialista de México, Partido Alianza Social de México, Partido Revolucionario de los Trabajadores-Convergencia Socialista de México, Partido Comunista Mexicano, Partido Comunista de Moravia y Bohemia, Frente Sandinista de Liberación Nacional de Nicaragua, Partido del Pueblo de Panamá, Movimiento Patria Libre de Paraguay, Compromiso Frenteamplista de Uruguay, Asamblea Uruguaya,  Partido Comunista de Uruguay, Partido Obrero Revolucionario Posadista de Uruguay, Frente Democrático de Liberación de Palestina, Organización para la Liberación de Palestina, Sortu del País Vasco, Movimiento Independentista Nacional Hostosiano de Puerto Rico (MINH), Partido Comunista de Vietnam, Partido Comunista de Venezuela, Patria Para Todos de Venezuela, M.E.P . Partido Socialista de Venezuela, Partido Socialista Unido de Venezuela, Partido del Trabajo de México, Frente Socialista de Puerto Rico, Partido Nacionalista de Puerto Rico, Partido Comunista de Bolivia, Partido Comunista de Moldavia, Movimiento  Político WINAQ Guatemala, Partido Comunista de Egipto, Partido Comunista Peruano (PCP) Partido Socialista de Perú (PS), Movimiento del socialismo Allendista de Chile. Partido Comunista de Puerto Rico, Movimiento Alianza PAIS de Ecuador.

Il testo originale della risoluzione si trova alla pagina web della CUP: http://cup.cat/noticia/el-xxi-seminari-internacional-de-mexic-dona-suport-al-referendum-dautodeterminacio-de

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L’atto di nascita del Partit Socialista d’Alliberament Nacional.

Il Partit Socialista d’Alliberament Nacional (PSAN) nasce nel 1968 in seguito alla fuoriuscita dal Front Nacional de Catalunya del settore radicale organizzatosi attorno agli universitari, un gruppo di giovani che a partire dalla seconda metà del decennio si orientano verso un marxismo coniugato in chiave di liberazione nazionale, riallacciano il filo rosso con le organizzazioni della sinistra catalana degli anni ’30, come il Bloc Obrer i Camperol e il Partit Català Proletari e recepiscono contemporaneamente le influenze del maggio francese e delle lotte anticoloniali.

La Declaració Política de Principis è l’atto di nascita del nuovo partito, un ciclostilato diffuso clandestinamente nel marzo del 1969, finora mai editato. Si tratta di un breve testo prodotto in condizioni assai difficili, segnate dalla recrudescenza delle misure repressive e dalla messa al bando del marxismo, i cui classici, all’epoca introvabili, circolano clandestinamente solo in vecchie edizioni precedenti la guerra civile o in esemplari introdotti dal sud america e dall’Unione Sovietica. Un contesto politico e culturale al quale si devono in parte alcuni limiti di natura teorica del documento, che ciononostante pone le fondamenta dell’indipendentismo della sinistra anticapitalista in Catalunya, definendone i punti fermi per gli anni a venire: a) indipendenza; b) socialismo; c) Països Catalans.

Secondo la Declaració… l’occupazione militare del fascismo spagnolo, portata a termine nel 1939 con la collaborazione di gran parte della borghesia catalana, ha significato una sconfitta storica per la classe operaia del paese e il ritorno alla dominazione politica, culturale ed economica dello stato. Nel dattiloscritto si afferma che “l’occupazione spagnola è lo strumento del dominio capitalista sul nostro popolo, la garanzia controrivoluzionaria e contemporaneamente il mezzo di distruzione della nostra coscienza nazionale”. E compito del PSAN è “costruire il movimento di liberazione nazionale nel suo doppio significato di indipendenza politica e di rivoluzione sociale”, nella consapevolezza della duplice oppressione, nazionale e di classe, che grava sulla popolazione.

In questo contesto, argomenta lo scritto programmatico, finché la società socialista non divenga una realtà su scala internazionale l’unica garanzia per la libertà e lo sviluppo del popolo catalano è la creazione di uno stato indipendente. Il diritto all’autodeterminazione però non è riconosciuto pacificamente, non solo dalla destra ma neppure dalla sinistra. È interessante riportare per intero la riflessione svolta nell’opuscolo: “Il PSAN constata la realtà attuale dello sciovinismo e dell’assimilazionismo espressi dalle masse popolari spagnole, alienate dall’azione del nazionalismo imperialista spagnolo, contro i diritti e l’esistenza del popolo catalano; una realtà che si estende molto spesso fino ai settori rivoluzionari. In questo senso il PSAN ritiene che la necessaria unità nella lotta anticapitalista e per il socialismo, che deve improntare alla fraternità i rapporti tra le classi popolari catalane e spagnole e i loro movimenti, passa inderogabilmente per il riconoscimento del diritto del popolo catalano ad organizzare liberamente la propria vita nazionale e per il sostegno reale fornito al movimento popolare di liberazione catalano”. Nonostante siano trascorsi quasi 50 anni, sembra che la sinistra spagnola non abbia fatto passi avanti su questo punto: attualmente il Psoe nega il diritto all’autodeterminazione di Catalunya mentre Podemos sostiene si debba esercitare solo con il permesso dello stato spagnolo. Dal canto suo, la Declaració… rifiuta i piani federalisti-regionalisti e impegna il PSAN a lottare a fianco delle masse non scioviniste della penisola e delle altre nazioni oppresse dallo stato.

La riflessione sul socialismo caratterizza in modo altrettanto significativo il documento. Il tema si sviluppa attorno all’asse centrale della partecipazione dei lavoratori alle scelte economiche: nella società socialista il processo produttivo deve essere gestito democraticamente, tanto a livello di fabbrica come a livello delle scelte più generali, attraverso una pratica di concreta autogestione. Anche se i riferimenti teorici non sono esplicitati, nella dichiarazione di principi affiora la prospettiva della democrazia proletaria che, attraverso l’organizzazione degli istituti della partecipazione operaia e popolare, costruisce una nuova struttura da contrapporre allo stato capitalista. Parallelamente il partito persegue l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, in modo da assicurare il carattere e la finalità sociale dell’attività economica oltre che l’appropriazione sociale della ricchezza.

La Declaració… sostiene inoltre il principio della necessità delle differenze nella costruzione del socialismo, a seconda delle differenti condizioni nazionali. Ciò non toglie che “una volta le classi popolari siano consapevolmente organizzate nella lotta di liberazione nazionale in tutto l’ambito dei Països Catalans, la presa del potere e l’instaurazione del nuovo stato socialista catalano saranno unicamente in funzione delle possibilità tattiche del momento”. In questo processo è prevedibile “il progressivo rafforzamento delle ridotte di potere delle classi dominanti, strettamente legate all’esercito spagnolo, e la necessità di uno scontro violento”. Se ne deduce che la via del PSAN al socialismo non esclude dal proprio orizzonte il conflitto armato. La lotta di liberazione nazionale viene caratterizzata come eminentemente rivoluzionaria e viene definita come un processo che si realizza “attraverso una progressiva e continua rottura delle strutture economiche, sociali e politiche che opprimono il nostro popolo”. Ma il nodo politico della violenza e delle forme di lotta viene evocato solo indirettamente, rinviandone implicitamente l’analisi ad un momento successivo. Secondo il documento, nel corso dello scontro tra capitale e lavoro sorgono organizzazioni e gruppi che il PSAN si propone di coordinare, orientandone la lotta. Il partito è inteso infatti come “l’organizzazione politica che si propone la formazione del movimento generale delle classi popolari per la lotta di liberazione nazionale, attraverso la progressiva presa di coscienza rivoluzionaria della doppia oppressione, nazionale e di classe”. In questo processo l’organizzazione degli immigrati provenienti dal sud della penisola, la loro presa di coscienza e la loro partecipazione alla lotta, sono considerati compiti fondamentali.

Se da un lato il PSAN rivendica le libertà civili e politiche, il diritto di sciopero, il ristabilimento di un regime di autonomia per Catalunya, per il País Valencià e per le isole, dall’altro mantiene la critica agli istituti della democrazia parlamentare, considerata “più che mai una maschera della dittatura di classe”. Da un punto di vista tattico “la conquista di questi obbiettivi deve consentire delle forme di potere politico popolare dotate di nuove possibilità d’azione rivoluzionaria e permettere un aumento del livello d’organizzazione e di consapevolezza delle masse in vista degli obbiettivi finali”.

Nella prospettiva di una radicale trasformazione della società, da conseguire attraverso la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, la Declaració… mette in conto la reazione dell’imperialismo, fino a considerare la possibilità di un vero e proprio intervento. L’attualità dello scontro a livello globale è ben presente nell’analisi: “L’instaurazione del socialismo nel nostro paese è strettamente legata alla situazione internazionale. La lotta del PSAN  è inserita fin d’ora nel seno della lotta antimperialista mondiale di tutte le forze socialiste”. La visione del partito sullo scenario internazionale si completa con l’intenzione dichiarata di voler cooperare con i paesi socialisti, politicamente ed economicamente,  per l’affermazione dei principi rivoluzionari su scala internazionale, nella consapevolezza della “costruzione della società socialista catalana come passo verso la società socialista internazionale”. Data questa concezione del socialismo e delle sue possibilità di realizzazione, può sembrare contraddittorio che il partito non si definisca apertamente comunista: su questo punto pesa probabilmente la volontà di differenziarsi dal Partido Comunista de España e dal Partit Socialista Unificat de Catalunya, che dalla metà degli anni ’50 auspicano la riconciliazione nazionale e la collaborazione con qualsiasi forza che si renda disponibile al superamento del regime, inclusa la monarchia. Anche se si spiega in parte con la necessaria brevità del testo, il fatto che la relazione con il movimento comunista e la sua storia non venga esplicitata e definita fino in fondo, costituisce un punto debole del documento. Detto ciò, è evidente che il PSAN condivide il patrimonio culturale e politico di gran parte della cosiddetta nuova sinistra dell’epoca, nel quale riecheggiano Lenin, Gramsci, la critica alla democrazia borghese e una forte influenza marxista-leninista. Tratti che nel 1976 portano finalmente il partito a definirsi comunista.

La scelta dei Països Catalans per indicare la cornice nazionale non è né repentina né imprevista: nel corso degli anni ’60 il termine si diffonde progressivamente nella società catalana in seguito all’opera di Joan Fuster, che da València spiega le profonde ragioni storiche che ne giustificano l’adozione. Secondo l’intellettuale l’uso del termine ha inoltre l’innegabile vantaggio di salvaguardare la pluralità culturale del paese, implicita nella definizione. È però nella Declaració… che per la prima volta un partito politico assume in maniera chiara e senza riserve la definizione Països Catalans, superando le ambiguità mantenute in questo senso dal FNC. Così per il PSAN il diritto all’autodeterminazione appartiene all’insieme del paese: il Principato, il País Valencià, le isole e la Catalunya Nord, le cui specificità storiche andranno riconosciute nel futuro stato socialista in forme politiche e amministrative adeguate. L’unità dei Països Catalans non è intesa come una semplice rivendicazione in materia di frontiere, né come un diritto formale, bensì come condizione per la realizzazione del progetto nazionale. Nonostante la teoria, il PSAN è presente però solo nel Principato, rimanendo fuori dagli altri territori fino alla metà degli anni ’70.

Dopo aver sofferto alcune scissioni e attraversato stagioni differenti, il partito cessa la propria attività pubblica nel 2015 (peraltro senza sciogliersi formalmente) ma la sua importanza storica rimane intatta: come ricorda Fermí Rubiralta nello studio Origens i desenvolupament del PSAN, “per la prima volta dopo alcuni tentativi non riusciti, convergono nella stessa organizzazione, almeno a livello di teoria politica, due tradizioni storiche che sebbene non si fossero combattute apertamente, avevano seguito fino a quel momento processi differenti”. Si tratta di una riflessione che pone l’accento soprattutto sulla fusione tra il nazionalismo radicale e il movimento operaio portata a termine dal PSAN, nel contesto di una nazione senza stato come Catalunya. Allo stesso tempo, riguardo alla Declaració… si può tracciare un bilancio in chiaroscuro: tenuto conto delle difficili condizioni in cui il giovane gruppo dirigente porta a termine il proprio sforzo organizzativo, si giustificano alcune mancanze dell’apparato teorico del documento che, pur non approfondendo alcuni nodi tematici di grande importanza, presenta tuttavia un’inedita e interessante proposta politica, destinata ad essere ampiamente raccolta negli anni a seguire. Anche se non può spiegarne per intero la lunga e complessa storia, la prima dichiarazione di principi del PSAN fonda infatti lo spazio politico dell’indipendentismo della sinistra anticapitalista, occupato nel corso degli ultimi decenni da numerose formazioni e oggi di significativo rilievo nella società catalana.

(La Declaració Política de Principis è disponibile integralmente in català alla pagina web: https://homenatgecala.wordpress.com/2013/08/27/declaracio-de-principis-del-partit-socialista-dalliberament-nacional-dels-paisos-catalans/)

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